Un po’ di storia sulle Action Figures

imageNel 1964, in seguito al grande successo delle bambole Barbie, prodotte dalla Mattel, la Hasbro realizzò il primo bambolotto G.I.Joe. Poiché il giocattolo era concepito per un pubblico maschile l’azienda preferì evitare il termine “doll” (bambola), coniando il neologismo “action figure” per definire dei figurini con parti snodabili. La sigla G.I., acronimo di Government Issue, unendosi a Joe (nome tra i più comuni nella lingua inglese), indicava il comune soldato di fanteria. I primi modelli avevano una altezza di circa 30 cm, ossia 1/6  di una altezza umana di 180 cm. Le Action Figures sono dotate di arti ed altri elementi del corpo movibili e snodabili e ciò’ permette cambiamenti di posizione del soggetto. La serie G.I Joe fu la prima ad abbattere barriere etniche e di sesso: vari personaggi erano di colore o di sesso femminile con infermiere e soldatesse.

Originariamente questi prodotti vennero definiti come appartenenti ad una categoria chiamata PLAYSCALE MINIATURISM. In seguito i modellisti preferirono il termine 1:6 ( o 1/6th) SCALE MODELLING, ovvero Scala di Modellismo 1:6 (un sesto). Molte aziende iniziarono a riprodurre in questa scala personaggi militari e non, così’ le action figures diventarono un settore importante del mercato collezionistico. Nel 1997 la 21st.Century Toys inizio’ a produrre uniformi ed equipaggiamenti in scala 1:6 in tema Guerra del Vietnam e poi Seconda Guerra Mondiale. I prodotti erano di qualità’ ed accuratezza molto più’ elevati di quelli della Hasbro. Nel 1999 la Dragon Model Limited entro’ nel mercato di questa scala. Le sue figure furono molto apprezzate dai collezionisti per la loro qualità’ e fedeltà’ storica.

COLLEZIONISMO E MODELLISMO. È’ doveroso fare una distinzione tra collezionisti e modellisti di 1:6. I primi scelgono di acquistare il figurino e di esporlo, così’ come è nella scatola. I secondi personalizzano ciò che il mercato fornisce: uniformi, armi, equipaggiamenti o autocostruiscono quello che non esiste in commercio. È’ la cosiddetta “customizzazione”, ovvero il soggetto “custom” ha ben poco dell’ originale di serie. Le modifiche comprendono anche scultura e pittura di nuove teste, interventi sul manichino per cambiare aspetto e posture particolari. Stoffa, legno, plastica, metallo, resina, materiali naturali: terra, sabbia, sassi, erba, tutto è utile per il modellista più’ esigente. Fondamentale è’ la tecnica di “weathering”, invecchiamento, che rende tutto vissuto, usato ,assolutamente realistico. Un altro aspetto e’ il “kitbashing”: la costruzione di un figurino assemblando e mescolando  parti provenienti da fonti e produttori diversi.

Non dimentichiamo la documentazione storica: libri, riviste, internet sono indispensabili; ad essi il modellista attinge , rispettando in maniera rigorosa l’assoluta fedeltà’ storica che la sua opera riproduce.   Per tutti questi motivi invitiamo ad osservare con attenzione e rispetto tali opere che sono frutto di un lungo ed impegnativo lavoro, colmo di entusiasmo e passione.IMG_20140625_141855 (FILEminimizer)